3+1

•December 20, 2009 • Leave a Comment

Oggi ho visto Avatar in 3D. La trama e’ un po’ banale e prevedibile. Gli effetti visivi sono pero’ davvero notevoli, anche se il 3D rende tutte le immagini piuttosto strane: questione di abitudine. L’aspetto piu’ interessante del film e’ pero’ la gamma cromatica, abbinata ad una fotografia azzeccata. Le invenzioni visive sono tante e l’immensa quantita’ di dettagli in ciascun ambiente ed inquadratura rendono il film degno di esser rivisto una seconda volta per poterne cogliere tutte queste piccole sfumature; posto qui di seguito alcune immagini ufficiali prese dal sito del film. Per dare un’idea, tutti i colori e le luci sono ispirate ai fenomeni di bioluminescenza che si trovano in natura, come nelle meduse.



Blizzard (?)

•December 19, 2009 • Leave a Comment

Da Il piacere di G. D’Annunzio (1889)

Splendeva su Roma, in quella memorabile notte di febbraio, un plenilunio favoloso, di non mai veduto lume. L’aria pareva impregnata come di un latte immateriale; tutte le cose parevano esistere d’una esistenza di sogno, parevano imagini impalpabili come per un irradiamento chimerico delle loro forme.

La neve copriva tutte le verghe dei cancelli, nascondeva il ferro, componeva un’opera di ricamo più leggera e più gracile d’una filigrana che i colossi ammantati di bianco sostenevano come le querci sostengono le tele dei ragni. Il giardino fioriva a similitudine d’una selva immobile di gigli enormi e difformi, congelato; era un orto posseduto da una incantazione lunatica, un esanime paradiso di Selene.

Muta, solenne, profonda, la casa dei Barberini occupava l’aria: tutti i rilievi grandeggiavano candidissimi gittando un’ombra cerulea, diafana come una luce; e quei candori e quelle ombre sovrapponevano alla vera architettura dell’edifizio il fantasma d’una prodigiosa architettura ariostéa.
Un orologio sonò da presso, nel silenzio, con un suono chiaro e vibrante; e pareva come se qualche cosa nell’aria s’incrinasse a ognun de’ tocchi. L’orologio della Trinità dei Monti rispose all’appello; rispose l’orologio del Quirinale; altri orologi di lungi risposero, fiochi.

Qualche vettura, senza alcuno strepito, discendeva per le Quattro Fontane verso la piazza o saliva a Santa Maria Maggiore faticosamente; e i fanali erano gialli come topazi nella chiarità. Pareva che, salendo la notte al colmo, la chiarità crescesse e diventasse più limpida.

Le filigrane dei cancelli riscintillavano come se i ricami d’argento vi s’ingemmassero. Nel palazzo, grandi cerchi di luce abbagliante splendevano su le vetrate, a simiglianza di scudi adamantini.
La piazza del Quirinale appariva tutta candida, ampliata dal candore, solitaria, raggiante come un’acropoli olimpica su l’Urbe silenziosa.

Gli edifizi, intorno, grandeggiavano nel cielo aperto; l’alta porta papale del Bernini, nel palazzo del Re, sormontata dalla loggia, illudeva la vista distaccandosi dalle mura, avanzandosi, isolandosi nella sua magnificenza difforme, dando imagine d’un mausoleo scolpito in una pietra siderea; i ricchi architravi del Fuga, nel palazzo della Consulta, sporgevano di su gli stipiti e di su le colonne transfigurati da le strane adunazioni della neve. Divini, a mezzo dell’egual campo bianco, i colossi parevano sovrastare a tutte le cose.

Le attitudini dei Dioscuri e dei cavalli s’allargavano nella luce; le groppe ampie della fontana, e lo zampillo e l’aguglia salivano alla luna come uno stelo di diamante e uno stelo di granito.
Una solennità augusta scendeva dal monumento. Roma, dinanzi, si profondava in un silenzio quasi di morte, immobile, vacua, simile a una città addormentata da un potere fatale. Tutte le case, le chiese, le torri, tutte le selve confuse e miste dell’architettura pagana e cristiana biancheggiavano come una sola unica selva informe, tra i colli del Gianicolo e il Monte Mario perduti in un vapore argentino, lontanissimi, d’una immaterialità inesprimibile, simili forse ad orizzonti d’un paesaggio selenico, che suscitavano nello spirito la visione d’un qualche astro semispento abitato dai Mani.

La cupola di San Pietro, luminosa d’un singolare azzurro metallico nell’azzurro dell’aria, giganteggiava prossima alla vista così che quasi pareva tangibile. E i due giovani Eroi cignigeni, bellissimi in quell’immenso candore come in un’apoteosi della loro origine, parevano gl’immortali Geni di Roma vigilanti sul sonno della città sacra.

Faithless

•December 16, 2009 • Leave a Comment

We’ll be right back

•December 10, 2009 • Leave a Comment

Uno, nessuno e centomila

•December 2, 2009 • Leave a Comment


Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un’invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente. La specializzazione va bene per gli insetti.

(R. L. Heinlein)

Time is ticking out

•November 21, 2009 • Leave a Comment

It’s been a long road

•November 9, 2009 • Leave a Comment

apollo
Da quando ho il nuovo iPod Nano che incorpora il contapassi mi diverto a monitorare quanto cammino. In realta’, non lo porto sempre con me, solo quando so che camminero’ apprezzabilmente.
In un mese ho all’attivo piu’ di 208mila passi, pari a circa 145km (essendo 1 passo piu’ o meno 70cm).
E pensare che ormai cammino piuttosto di rado rispetto a questa estate…
Keep it up!

Un post moderno

•November 7, 2009 • Leave a Comment

exorcist
Da “The Postmodern Condition: A Report on Knowledge” di J.F.Lyotard (1984)

Science has always been in conflict with narratives. Judged by the yardstick of science, the majority of them prove to be fables. But to the extent that science does not restrict itself to stating useful regularities and seeks the truth, it is obliged to legitimate the rules of its own game. It then produces a discourse of legitimation with respect to its own status, a discourse called philosophy. I will use the term modern to designate any science that legitimates itself with reference to a metadiscourse of this kind making an explicit appeal to some grand narrative, such as the dialectics of Spirit, the hermeneutics of meaning, the emancipation of the rational or working subject, or the creation of wealth. For example, the rule of consensus between the sender and addressee of a statement with truth-value is deemed acceptable if it is cast in terms of a possible unanimity between rational minds: this is the Enlightenment narrative, in which the hero of knowledge works toward a good ethico-political end — universal peace. As can be seen from this example, if a metanarrative implying a philosophy of history is used to legitimate knowledge, questions are raised concerning the validity of the institutions governing the social bond: these must be legitimated as well. Thus justice is consigned to the grand narrative in the same way as truth.

Simplifying to the extreme, I define postmodern as incredulity toward metanarratives. This incredulity is undoubtedly a product of progress in the sciences: but that progress in turn presupposes it. To the obsolescence of the metanarrative apparatus of legitimation corresponds, most notably, the crisis of metaphysical philosophy and of the university institution which in the past relied on it. The narrative function is losing its functors, its great hero, its great dangers, its great voyages, its great goal. It is being dispersed in clouds of narrative language elements–narrative, but also denotative, prescriptive, descriptive, and so on. Conveyed within each cloud are pragmatic valencies specific to its kind. Each of us lives at the inter section of many of these. However, we do not necessarily establish stable language combinations, and the properties of the ones we do establish are not necessarily communicable.

Effetto Domino

•November 5, 2009 • Leave a Comment

Buon 5 Novembre a tutti.

An die Freude

•November 3, 2009 • Leave a Comment

Dal Corriere di oggi:
La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il giudice Nicola Lettieri, che difende l’Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha reso noto che il governo italiano ricorrerà contro la sentenza. Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Qualora non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il Vaticano assume invece una posizione attendista: «Dobbiamo valutare la sentenza».

Mai l’Inno alla Gioia e’ piu’ appropriato di oggi. Enjoy. (via Malvino)